Emanuela Zavatti - Co-fondatrice Cavezzo 5.9

Emanuela Zavatti

"Non permetto neanche ad un terremoto di mettermi in ginocchio". Parola di Emanuela Zavatti, commerciante di Cavezzo, paese del modenese colpito dal sisma dello scorso maggio. Manuela non s'è persa d'animo e insieme ad altri commercianti ha dato vita all'innovativo progetto Cavezzo 5.9. Insieme hanno letteralmente ricostruito da zero i loro negozi, inserendoli in container e restando nel cuore del paese. Oltre ai negozi fisici, il progetto ha una piattaforma online che racconta la storia di Emanuela e degli altri esercenti emiliani che "tengono botta".

Nome: Emanuela Zavatti
Età anagrafica: 42
Città: Cavezzo (Modena)
Formazione di partenza: perito in agraria
Lavoro precedente: commerciante di articoli da regalo e bomboniere
Attuale lavoro da wwworker: commerciante di abbigliamente femminile taglie forti nell'ambito del progetto Cavezzo 5.9
In cosa consiste il lavoro: faree qualcosa che mi permetta di guadagnarmi da vivere, divertendomi nel farlo
Compenso/profitto: adesso un enigma
Problematiche riscontrate dal nuovo lavoro: con il nuovo negozio - insieme a tutto il paese per quello che è accaduto - abbiamo cambiato abitudini, ma forse più di tutto abbiamo perso le nostre sicurezze, le nostre certezze
Il tuo slogan/motto: insieme siamo una forza

Ciao Emanuela, ci racconti cos'è Cavezzo 5.9?
Una bellissima avventura collettiva. Un punto dove ripartire. In fondo è così, noi da qui siamo ripartiti. Si tratta di container riciclati e adibiti ad attività commerciali. Siamo dodici attività unite in consorzio per il progetto Cavezzo 5.9 Shopbox.

Come sono fatti questi negozi-container?
I nostri container sono a norma e quindi possono ospitare caffetteria o gelateria. E poi il container è una struttura meno precaria, e quindi il cliente non è spaventato. Abbiamo cercato aziende che trattassero container, un mese intero di ricerca per un costo basso. Abbiamo trovato container riciclabili per i movimenti intercontinentali.

Come vi è venuta in mente questa idea del container?
Cercavamo un luogo dove lavorare con una struttura flessibile ma al tempo stesso non precaria, perchè sappiamo bene che saremmo dovuti restarci dentro per almeno cinque anni. Quindi dover rimanere per lungo tempo e non avendo immobili che ci potevano ospitare abbiamo ripreso l'idea del Box Park di Londra.

L'aspetto più particolare di questo progetto?
Siamo quasi tutte donne, con fidanzati e amici che ci hanno aiutato giorno e notte. Dico giustamente così perchè proprio giorno e notte abbiamo lavorato senza sosta per riuscire ad avere la struttura come la volevamo. Questo ha comportato un lavoro importante. Ognuno ha fatto del suo, e molto di più. Penso alla parrucchiera, signora Muzzari, che ha segato le assi di legno. Novecento metri di legno!

Perché è nato Cavezzo 5.9?
Per far vivere nuovamete il centro storico di Cavezzo, in fondo il nostro obiettivo è stato quello di restare in centro. Noi ci siamo battuti per restare qui, il cuore del paese deve continuare a battere, e abbiamo fatta squadra con le altre attività. Qui da noi ci sono persone che hanno perso tutto, si sono visti il palazzo cadere davanti ai propri occhi. Ecco, ti svegli una mattina e perdi tutte le tue certezze, la tua casa, il tuo lavoro, amici e ricordi.

Quando è nato Cavezzo 5.9?
Il progetto è nato subito dopo il terremoto, perché Cavezzo ha una delle piazze principali praticamente inagibili. Noi dovevamo riprendere a lavorare, e non potevamo farlo nelle casette di legno perché quelle vanno bene per Babbo Natale, ci siamo detti non perdendo mai il sorriso...

In pochi mesi avete messo in piedi le vostre attività e il sito web?
Le prime attività hanno aperto l'8 dicembre 2012, poi il 13 ha aperto la pizzeria al piano di sopra, poi il bar e dopo ancora la gelateria... Ora la struttura ha preso forma, è viva: abbiamo anche un'ottima spaghetteria al piano superiore!

Emanuela ci racconti la tua storia di commerciante?
Io oggi ho un negozio di abbigliamento da donna per taglie forti, dalla 54 alla 66. Ho deciso di ripartire da qui, da questi 59 metri quadrati piacevoli e riscaldati all'interno di questo container. I clienti hanno dato un'ottima risposta. Abbiamo perso tanto, ma siamo ripartiti. Siamo quasi tutti attività terremotate e in più ci sono due nuove aperture, una decoratrice e una fioraia.

Chi ha sostenuto il progetto?
Abbiamo pagato tutto noi, ciascuno di noi ha versato una quota. Poi c'è da dire che alle richieste di donazioni sono comunque arrivate cifre importanti... E da lì samo ripartiti.

Quali sono ancora i sentimenti ricorrenti?
Pochi giorni fa stavano demolendo un palazzo storico, ci siamo tutti spaventati nel solo sentire il rumore del palazzo che venive giù.

Come vedi il futuro?
Dobbiamo andare avanti, anche esorcizzando il terremoto. Ad esempio nei nostri container la numerazione parte dal 5.8 e arriva al 7.2. Insomma, non abbiamo usato numeri civici, ma i gradi del sisma.


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