I fratelli che portano la birra siciliana nel mondo

Arrendersi mai. Anzi, provare ancora di più a fare la differenza. Questa è la storia di 24 Baroni, un birrificio di birra cruda artigianale non pastorizzata e imbottigliata, aperto da due fratelli gemelli nelle campagne di Nicosia, in provincia di Enna.

Siamo in contrada Sant’Onofrio, tra le colline della Sicilia orientale ricche di acqua di ottima qualità. Giacomo e Antonio Consentino, 32enni con in tasca una laurea in economia aziendale all’Università di Enna e poi un’esperienza di lavoro nel nord-Italia, hanno deciso di fare rientro nella loro terra per continuare a lavorare nell’azienda agricola di famiglia.

«Abbiamo un forte legame affettivo con la nostra Sicilia. Siamo cresciuti professionalmente e siamo tornati. Tutto inizia nel 2014 con un piccolo impianto per la produzione di appena mille litri di birra al mese. Poi l’utilizzo di nuove attrezzature e nel 2020 siamo arrivati a 12mila litri al mese e quasi 80mila all’anno», precisa Giacomo.

Prima dello scoppio della pandemia, la loro attività si concentrava principalmente sulle vendite a bar, ristoranti e pub. Invece di chiudere hanno deciso di orientare la loro strategia sui social per attirare una nuova tipologia di clienti. Così la trasformazione digitale è stata un momento chiave.

«La nostra birra artigianale si vendeva soprattutto nel settore horeca, duramente colpito dal virus. Nel 2020 siamo scesi al -60% sull’anno precedente, ma un 40% è stato salvato grazie all’e-commerce. Il riscontro è stato pazzesco. In poco tempo abbiamo iniziato a raccogliere i primi ordini, con nuovi clienti ci hanno dato nuova linfa. Se ripenso che prima del 2020 avevamo venduto online al massimo sei cartoni in tutto l’anno, mentre ora la rete è la prima e unica fonte di reddito per il nostro birrificio. Abbiamo raggiunto centinaia di nuovi clienti privati, ognuno dei quali ha effettuato ripetutamente degli ordini».

Per i due fratelli la parola d’ordine è stata riconvertire. Perché in questo tempo anche la filiera va ripensata velocemente. Il messaggio per loro è sempre stato: “se vuoi una birra a casa, il birrificio c’è”. Oggi questa impresa segue i criteri tradizionali dell’alta fermentazione e rifermentazione in bottiglia, che donano alla bevanda un sapore unico e autentico: le birre sono non pastorizzate, non filtrate e rifermentate in bottiglia. E poi sono prive di conservanti e stabilizzanti chimici. Il mercato estero è in crescita, soprattutto quello americano. Sotto la bottiglia i due fratelli sin dall’inizio scrivono Nicosia perché per loro la città è un marchio di fabbrica. D’altronde persino il nome affonda le radici nella storia di questa terra. «Nicosia era conosciuta dall’antichità come il paese dei 24 baroni, ossia delle 24 casate. Si tratta di una realtà di ventimila abitanti composto da più baroni che mezzadri. Una terra ricca con la sede della prima università locale. La nostra filosofia è sempre stata quella di comunicare ai nostri clienti, in Italia o nel mondo, dove viene prodotta la birra».

Questo articolo a firma di Giampaolo Colletti è uscito su Metro il 14.06.2021


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