La moda etica tra Italia e Tanzania

Dall’Italia all’Africa, nel segno della moda etica. Perché in questo tempo segnato da fragilità, incertezza e disuguaglianze sempre più evidenti c’è chi prova a declinare i valori della comunità anche nel patinato mondo della moda, provando a scrivere nuove pagine di business responsabile.

È questa la storia di Endelea, impresa oggi divisa tra Milano e Dar es Salaam, capitale della Tanzania, una megalopoli da oltre quattro milioni di abitanti. È da qui che parte la sfida di questa nuova b-corporation. L’idea ambiziosa diventata impresa è di creare abiti e accessori in tessuti africani dal design tipicamente made in Italy. La moda etica e sostenibile, acquistabile sull’e-commerce Endelea.it.

Le collezioni sono disegnate a Milano e fatte a mano in Tanzania, dove una parte dei ricavi viene reinvestita in programmi educativi per studenti di moda e design. Una sfida che si legge in filigrana sin dal nome. Perché Endelea in lingua Swahili significa “andare avanti senza arrendersi alle difficoltà”. Ed è il coraggio che anima questi tre giovani soci.

Tra loro c’è Francesca De Gottardo, che si è trasferita in Tanzania. «Abbiamo aperto il nostro headquarter insieme alle nostre dieci sarte. Abbiamo scelto una zona comoda per tutte. L’open space ha anche una cucina con il frigo e stiamo migliorando lo spazio perché deve essere accogliente e inclusivo», racconta Francesca, 36enne friulana di nascita, in tasca una laurea in archeologia conseguita all’Università di Pisa e un master in marketing e comunicazione all’Università Bocconi. Nel suo passato diversi lavori in digital agency e grandi aziende. Poi la scelta di lasciare il posto fisso e di creare da zero questa realtà. «Mi sono sempre chiesta quale fosse il mio ruolo nel mondo», dice Francesca. Il team è composto da una decina di collaboratori, mentre nella sede tanzanese ci sono una decina di sarte.

«Abbiamo scelto di lavorare in Africa rispetto ad altri brand che si vedono in Europa e che vendono stoffa africana. E siamo orgogliosi di essere qui. Ci sono enormi sfide logistiche e organizzative, ma è questa la proposta di valore perché mettiamo al centro le persone più dei prodotti. Oggi il valore si misura lungo tutta la filiera», afferma Francesca. La società offre stipendi più alti della media, l’assicurazione sanitaria a tutte e un pasto gratuito al giorno. «Il target è femminile, in una fascia anagrafica allargata e compresa tra i 25 e i 50 anni. Ma c’è un altro elemento rilevante: la sensibilità su questi temi e la consapevolezza della scelta d’acquisto sono aumentate. La pandemia ha svegliato le coscienze», dice Francesca.

Così il 2020 si è chiuso con un dato record: le vendite sono state triplicate sull’anno precedente, con l’88% dal canale online. Internet come strumento di attivismo, in un’alleanza nuova e virtuosa.

La società è anche una della cinque startup su 300 selezionate da Università Bocconi per il primo programma di accelerazione B4i Bocconi for Innovation Premio Gaetano Marzotto Social Impact 2030. «Nel sociale le piccole realtà come la nostra oggi possono giocare un ruolo di primo piano rispetto ai grandi player. Le nostre dinamiche di adattamento sono più agili, anche se non abbiamo budget rilevanti. Ma la sostenibilità è anche visione».

Questo articolo a firma di Giampaolo Colletti è uscito su Metro il 03.02.2021


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